protocollo C.H.I.M.E.R.A. 120

eco di una minaccia latente

FOTOGRAFIA EUROPEA 2026 | CIRCUITO OFF

 è un’indagine visiva sui fantasmi interiori che popolano la

coscienza dell’uomo occidentale contemporaneo. In un’epoca segnata da una costante instabilità

geopolitica, il ricordo dei conflitti del passato e l’eco di quelli presenti si fondono in un’unica,

asfissiante sensazione di incertezza.

In occasione di Fotografia Europea 2026 – Circuito OFF, il progetto risponde al tema “Fantasmi del quotidiano” esplorando la distanza che separa la cruda realtà dei conflitti dalla loro percezione mediata.

 

Oggi viviamo in un paradosso: la guerra è materica, fatta di terra e sofferenza, eppure ci raggiunge attraverso il “velo” asettico degli schermi, dei social e della televisione. Questo filtro trasforma la tragedia in una sorta di spettacolo distante, un’immagine filtrata che percepiamo ma non riusciamo a toccare.

 

In questo spazio vuoto tra il fatto reale e la sua rappresentazione digitale nascono i nostri “fantasmi”: emozioni sospese, paure latenti e incertezze che popolano l’acronimo di questo protocollo:

 

Conflitto | Habitat | Identità | Memoria | Eco | Rivelazione | Assenza.

 

Il progetto non cerca la verità documentaria, ma dà forma a questa chimera: quell’ibrido emotivo dove la minaccia della storia si mescola alla nostra apparente stabilità quotidiana.

La sua struttura è essa stessa un ibrido, una mescolanza di tecniche necessaria per rappresentare la complessità del nostro tempo.

 

La carne dell’Immagine: Lo scatto e lo sviluppo dei negativi avvengono interamente su pellicola medio formato 120 (Zenza Bronica SQ-A). L’uso di Ilford HP5 e Foma 400, forzate a 800 ISO, serve a generare una grana reale, materica e “sporca”.  Questa è la rappresentazione della realtà dei conflitti: una materia che esiste, ha peso e graffia.

 

Il Velo Digitale: A questo processo organico segue la scansione e la stampa digitale. Questo passaggio non è una scelta di comodità, ma semantica. Il digitale rappresenta lo schermo, il mezzo attraverso cui consumiamo la realtà. La scansione trasforma la “carne” della pellicola in “pixel”, proprio come i media trasformano la guerra in informazione.

 

Il risultato è un’opera ibrida che i puristi potrebbero contestare, ma che riflette la nostra condizione: la grana della pellicola lotta con la precisione del sensore digitale, creando un’immagine che è insieme presenza e assenza. In questa tensione tecnica si manifesta la Chimera: il tentativo di trattenere la memoria di una realtà che sta diventando puro spettacolo.

Hanno collaborato all’indagine: Valentina, Annalisa, Saimir, Enzo.

C | Conflitto

L’essenza della minaccia latente.

Un’atmosfera satura di fumo dove la sopravvivenza coincide con la perdita del proprio volto.

L’aria smette di essere un diritto e diventa una lotta meccanica. Il conflitto non è solo un evento esterno, ma un ambiente ostile che ci rigetta e ci costringe a nascondere la nostra umanità dietro filtri di gomma.

H | Habitat

Lo spazio della necessità.

Un nascondiglio che non accoglie, ma protegge, dove la vita si riduce a pura attesa del cessato allarme.

Un rifugio che non ha l’odore di casa. Il cemento e le tubature diventano l’unica difesa contro un’instabilità geopolitica che bussa sopra le nostre teste, trasformando il sottosuolo nel nostro nuovo, necessario quotidiano.

I | Identità

La perdita del sé sotto il peso della sorveglianza.

Un volto che emerge dal buio solo per essere catalogato e poi nuovamente dimenticato.

Essere guardati senza poter guardare. Sotto la luce fredda e violenta di un interrogatorio, l’identità si sgretola, diventando un sospetto o una semplice statistica nel mare della rivelazione mediatica.

M | Memoria

Il peso della storia nel quotidiano.

Un omaggio silenzioso ai fantasmi che popolano il nostro territorio, dove ogni segno è un’eco di ciò che non deve essere dimenticato.

Camminare tra le ombre di ferite mai chiuse. Le pietre e il ferro sono monumenti alla paura del passato che si insinuano come schegge di memoria nella nostra apparente stabilità presente.

E | Eco

La vibrazione del distacco.

Il riverbero di un viaggio verso l’ignoto dove il rumore delle rotaie accompagna l’abbandono di ogni abitudine.

Il treno è partito, ma la meta è un’incognita. L’eco di un viaggio interrotto risuona tra i vagoni vuoti, portando con sé il rumore sordo dell’allontanamento forzato dalla propria casa e dalle proprie sicurezze.

R | Rivelazione

Il momento del disvelamento forzato.

Una donna ferma davanti a un muro, sospesa tra il passato chiuso in una valigia e un futuro ancora tutto da rivelare.

Gli occhi bendati attendono la fine dell’oscurità. Proprio come l’immagine latente nel rullino rimane invisibile fino allo sviluppo, così il destino di chi parte rimane sospeso fino alla sua rivelazione finale.

A | Assenza

Il residuo dell’anima dopo lo sradicamento.

La mancanza di una meta, di un volto familiare, di una casa che non esiste più.

L’assenza non è un vuoto statico, ma una presenza che preme contro i bordi della realtà. È ciò che resta quando l’abitudine viene spezzata e lo spazio, un tempo familiare, si trasforma nel guscio di una fuga. Si diventa fantasmi nel quotidiano altrui non quando si scompare, ma quando il luogo che abitiamo smette di riconoscerci.

Resta solo la grana della memoria a testimoniare ciò che l’occhio mediatico non può tradurre.

Il protocollo rimane aperto, come un’immagine latente che attende ancora la sua luce.

SFOGLIA IL CATALOGO